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Padernello – Sorti nel colore

Event Details

  • From: 2 luglio 2016
  • To: 28 novembre 2020
  • Starting at: 00:00
  • Finishing at: 00:00

Event Price

  • € 8,00

Address

  • Castello di Padernello
  • Borgo San Giacomo (BS)
  • Italy
  • http://www.castellodipadernello.it/

PADERNELLO: SORTI NEL COLORE BERGOMI E OLINI OLTRE I CONFINI DELLA TELA

Castello di Padernello – Borgo San Giacomo (Bs) Dal 2 luglio al 31 dicembre 2016

Il prossimo sabato 2 luglio 2016 alle ore 17.00 si aprirà la mostra sui due artisti della terra bresciana. La Direzione artistica della Fondazione del Castello di Padernello intende proseguire la valorizzazione della pittura bresciana nel solco tracciato dalle mostre precedenti, riconoscendo in Giacomo Bergomi e in Giacomo Olini i continuatori di quel particolare cromatismo che connota la “Scuola Bresciana”. Lo scenografo Giacomo Andrico ha progettato l’allestimento dentro al quale fluttueranno le cinquanta opere esposte: 25 eseguite da Bergomi, 25 da Olini. “Riguardo alla strada percorsa da Giacomo Bergomi e Giacomo Olini, s’elimini subito l’equivoco che i pittori abbiano intrapreso la via della pittura non impegnativa, decorativa.[…] L’arte loro è colta, s’affida alla tradizione più profonda, si rifà alla “maniera lombarda”, bresciana. Ciò è talmente vero che recentemente Vittorio Sgarbi ha definito Bergomi emule dell’arte e degli artisti più noti italiani. Verissimo nel senso che il pittore è un attento osservatore degli “Italiani” e dei capolavori più significativi, la cui grandezza, soprattutto formale, ha introiettato saldamente, così da costituire la base del suo lavoro che non lascia niente all’improvvisazione. La matrice bergomiana è classica, guarda a Mantegna, Bellini, Tiepolo, Brueghel, se si vuole considerare un’area più vasta. A Foppa, Savoldo, Romanino e al Pitocchetto, se si considera Bergomi quello che è, cioè figlio riconoscente e fedele alla terra dei natali. […] Un modo di fare che sa di bianche nuvole mantegnesche, di posture tiepolesche, di preparazioni verde-dorate foppesche, d’argento morettiano e cangiante romaniano, per arrivare a quelle deformazioni anatomiche utili a soddisfare la “violenza” sopra citata che è di Bergomi così come di Olini, quando dipingono la terra e il cielo bresciano pieni di brume, e foschie irte sugli scoscesi, orme di piedi da pellegrino, di prèfiche greche, d’incarnati bruciati dal gelo e dal sole. Scopri, nei loro impasto terici, gli intonaci spatolati alla cerca di quella concretezza ieratica che è di Carrà. Vedi le bestie squartate, sensuali e carnose come le “femmine” bolognesi, carraccesche. Osservi gli stracci appesi ai fili che, verso sera, vanno col vento di primavera: assomigliano ai panneggi di Savoldo per certe Natività, a ricordare Natali di paese, i corpi statuari modellati con la creta dei fiumi… Sino al dissolvimento della materia, alla sottrazione del disegno, sofferenza per Olini e Bergomi. Emerse il rimedio, un consegnarsi a sostanze morali a confessioni spirituali comparse in Crocifissioni e Natali insuperabili. Senza tempo.”

TONINO ZANA GIAN MARIO ANDRICO
Da ‘Al castello di Padernello due artisti “cavalli di razza”‘, “Giornale di Brescia”, 24 giugno 2016.